Primo “Vagito” di una Protostella Neonata Catturato dalla NASA


Postato il 24 marzo 2015 alle 17:49

A sinistra, le immagini in infrarosso degli strumenti al Kitt Peak National Observatory e del telescopio spaziale Spitzer, che mostrano il getto brillante in fuoriuscita dalla giovane protostellaHOPS 383. Sullo sfondo, immagine a quattro colori nell'infrarosso ottenuta da Spitzer della regione di cielo in cui è situata. Credit:  E. Safron et al.; Background: NASA/JPL/T. Megeath (U-Toledo)
A sinistra, le immagini in infrarosso degli strumenti al Kitt Peak National Observatory e del telescopio spaziale Spitzer, che mostrano il getto brillante in fuoriuscita dalla giovane protostellaHOPS 383. Sullo sfondo, immagine a quattro colori nell’infrarosso ottenuta da Spitzer della regione di cielo in cui è situata. Credit:
E. Safron et al.; Background: NASA/JPL/T. Megeath (U-Toledo)

Un team internazionale di ricercatori condotto da Thomas Megeath (University of Toledo, Ohio), utilizzando i dati di un abbondante numero di strumenti orbitanti (tra cui lo Spitzer Space Telescope della NASA) e terrestri, hanno scoperto un’esplosione proveniente da una giovane stella, catalogata con il nome di HOPS 383. Molto giovane, anzi giovanissima: l’astro in considerazione è infatti una protostella alla primissima fase del suo sviluppo.

Le stelle si formano solitamente da enormi nubi di gas che collassano su loro stesse per effetto della gravità: se infatti una nube viene perturbata (mettete ad esempio che nelle vicinanze esploda una supernova, o ci siano delle emissioni da parte di stelle giovani e attive, etc.) si formano al suo interno delle regioni più dense. Come la nube si contrae intorno ad una di queste, la zona centrale diventa sempre più calda e densa, fino a quando l’intero corpo non si trasforma in una protostella sormontata da un disco di polveri circa pari in massa, il tutto immerso in uno strato di ulteriori gas e polveri: questa è la cosiddetta protostella di Classe 0. Questa fase non dura a lungo: è la prima del processo di sviluppo per una stella che raggiungerà approssimativamente le dimensioni del sole, e prosegue per circa 150.000 anni (una bazzecola, in astronomia).

HOPS 383 è esattamente un oggetto appartenente a questa classe: si trova a circa 1400 anni luce da noi, nei pressi della nebulosa NGC 1977 (costellazione di Orione), la regione più attiva nella formazione stellare e che ospita una collezione inestimabile di giovani oggetti stellari ancora immersi nel gas natale.

L’eruzione incriminata è stata riconosciuta inizialmente nel 2014 da parte della giovane ricercatrice Emily Safron, poco dopo la sua laurea presso l’Università di Toledo. Il catalogo delle osservazioni effettuate includono dati di Spitzer alle lunghezze d’onda di 3.6, 4.5 e 24 micron (nell’infrarosso), e dati di WISE alle lunghezze d’onda di 3.4, 4.6 e 22 micron.

Il motivo per cui è stato difficile agli inizi riconoscere l’eruzione è stato che HOPS 383 è talmente avvolta nelle polveri che non è stata individuata dalle riprese di Spitzer a lunghezze d’onda più corte prima dell’esplosione, ed un sovrassegno nella versione del catalogo utilizzata da Safron la mascherava anche alle lunghezze maggiori. Eppure, ad un’occhiata più attenta, si è scoperto che i primi segnali sono comparsi nel 2006, e che la brillantezza della protostella alle lunghezze d’onda vicine ai 22 micron è arrivata ad essere 35 volte quella iniziale nel 2008, e tuttora non accenna a diminuire.

Al momento le spiegazioni di questo fenomeno sono state ricondotte alle instabilità del disco di polveri che porterebbero ad episodi in cui grandi quantità di materiale fluiscono sopra la protostella centrale. La stella sviluppa un punto d’impatto estremamente caldo, che riscalda di ritorno il disco, e ciò rende entrambi estremamente brillanti nell’infrarosso. Il team continua a monitorare HOPS 383 ed ha proposto nuove osservazioni tramite lo Stratospheric Observatory for Infrared Astronomy (SOFIA).

Giulia Murtas

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